Le città invisibili.

La Spagna è nei guai. Molto seri. Se si guardasse solo lo spread, o le ultime aste dei titoli a breve termine, Italia e Spagna sembrerebbero molto simili. Non potrebbero essere più differenti. Anzi, Italia e Spagna sono oggi due esempi accademici di crisi antitetiche. Raccontando l’Italia e la Spagna si può ben capire la differenza tra una crisi finanziaria e una crisi economico – finanziaria.

La crisi finanziaria dell’Italia parte dalla speculazione di un manipolo di senzacervello americani, e fa leva sulle debolezze finanziarie che ci trasciniamo ormai da decenni. Scommettere sulla nostra insolvenza ( scatenando le vendite di titoli di Stato) è possibile solo perchè siamo uno Paese che in mezzo secolo è riuscito a far lievitare il suo debito pubblico fino a quasi 2.000 miliardi di euro, costantemente sopra il 100% del PIL. La crisi economica di cui sentiamo parlare nei giornali e telegiornali, semplicemente non c’è. O meglio, c’è nella misura in cui c’è dovunque oggi nel mondo. La disoccupazione è all’8%, meglio di Francia e Inghilterra. Il deficit è in linea con le altre potenze europee. Il mercato immobiliare registra flessioni, come in tutto il globo, seppur a tassi contenuti (-10% sull’indice dei prezzi delle transazioni immobiliari). Gli ordinativi dell’industria calano, anche questi in linea con gli altri paesi dell’Eurozona. Quando sentite dal salumiere che “c’è la crisi economica“, è bene che si sappia che la crisi che noi avvertiamo è più psicologica che reale (come le profezie autoavverantesi).

Questa è una crisi economica. La Spagna della movida, dei campeones del mondo, la Spagna meta degli erasmus universitari e dei turisti, della ricerca sulle staminali e dei trend più “avanti”, beh, quella Spagna è l’ultimo paese dove vorrei vivere oggi. Con una disoccupazione al 21,5%, la Spagna si appresta ad affrontare uno dei periodi più difficili della sua storia. E i dati che seguono sono inequivocabili circa la natura economica della crisi. La disoccupazione giovanile è al 45%. Sono numeri che nemmeno Calabria e Sicilia mostrano. Tutti gli analisti sono sicuri che i prossimi due trimestri saranno quelli per la Spagna della profonda recessione, ai livelli del 2009. Il PIL potrebbe calare anche di 3 – 4 punti percentuali. L’Eurozona, invece, cresce poco, ma cresce. Il deficit al 9%. Il debito privato dei cittadini spagnoli è al 100% del PIL, la spesa delle regioni autonome è fuori controllo. Sono numeri con cui difficilmente un paese che si candidasse all’ingresso nell’Unione Europea la spunterebbe.

Ma quello che fa veramente paura è il mercato immobiliare. Villanueva è il comune più indebitato della Spagna. Su 7.000 abitanti, l’80% deve pagare il mutuo sulla casa che ha acquistato. Molte coppie si sono trasferite qui, alle porte di Madrid, allettate dai soli 1.200 euro/mq e dai mutui facili.«C’erano ruspe, gru, cantieri e impalcature ovunque. Siamo cresciuti solo sul mattone, senza industria, e ora stiamo pagando questo errore», ammette il sindaco di Villanueva Marta Valdenebro del Partito popolare ad un giornalista del Sole 24 ore.  Eh si, perchè la bolla del mercato immobiliare spagnolo è l’emblema della cultura economica che sta portando la Spagna allo sfascio. Quando nel lungo dopoguerra, le economie fino ad allora arretrate hanno fatto un grosso salto dal settore primario al secondario ( in Italia oggi primario, secondario e terziario convivono armoniosamente) la Spagna, semplicemente ha fatto il doppio salto. In Spagna un solido tessuto industriale semplicemente non esiste. Se da noi la finanza ( e il terziario dei servizi in generale) è nato al servizio dell’industria, per fornire i capitali, in Spagna il terziario si è fatto industria. Si sono costruite città fantasma, reti stradali iperlussuose che collegavano il nulla con il nulla. Le banche hanno investito nei mutui, con la assurda convinzione che il mercato immobiliare, oltre ad essere remunerativo, non potesse mai crollare. La mazzata è arrivata dalla crisi dei subprime americani. In Italia la percentuale delle case di proprietà è l’80%!! Il debito privato delle famiglie italiane notevolmente più contenuto della media europea. Italia e Spagna non potrebbero essere più differenti.

Ci affrettiamo tanto a demolire la nostra classe politica, finanziaria, imprenditoriale, istituzionale. E pensare che le stesse persone che hanno sempre sparato a zero contro la nostra classe politica, fino a poco tempo fa gridavano: Viva Zapatero!.

D. Manieri

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